Giustizia per Mario
di Loretta Cocci
12/07/2024

I genitori: conosciamo la verità, nostro figlio è stato ucciso

Fin dal momento in cui hanno ricevuto la notizia della morte di Mario Paciolla, i suoi familiari e quanti lo conoscevano hanno respinto fermamente l’ipotesi del suicidio. Troppe le incongruenze, troppo forte la sensazione di pericolo avvertita da Mario e comunicata ai suoi genitori il giorno prima, quando il giovane osservatore dell’ONU aveva in fretta e furia comprato un biglietto per rientrare in Italia. Troppo sbrigativa l’ipotesi che Mario si fosse tolto la vita, formulata senza esitazioni e immediatamente consegnata agli organi di stampa da parte dei responsabili dell’ONU e dai rappresentanti dell’amministrazione colombiana.

La battaglia per conoscere la verità su questa vicenda dura quindi da quattro anni: Anna Maria Motta e Pino Paciolla, i genitori di Mario, ne sono i promotori instancabili e coraggiosi, ma intorno a loro gravita un vasto gruppo di sostenitori, confluito nel collettivo “Giustizia per Mario Paciolla”. Non si tratta di una vicenda personale, anche se alcuni media hanno provato a rappresentarla così, ma di una lotta dalla forte valenza collettiva e politica che rinvia ad altri casi analoghi, come ad esempio quello di Giulio Regeni. Per questo motivo “Giustizia per Mario Paciolla” è schierato in molte battaglie per la libertà di espressione e di informazione.

La Federazione nazionale stampa italiana, Articolo 21, il Sindacato dei giornalisti della Campania, il Comune di Napoli con i sindaci de Magistris e Manfredi e tanti altri enti, comitati e associazioni hanno espresso la loro vicinanza a quanti chiedono che sia fatta chiarezza su questo caso. Molto distanti si sono dimostrati invece sia l’ONU che le istituzioni centrali, fatto salvo l’allora Presidente della Camera Roberto Fico; ma soprattutto la battaglia legale, sostenuta con determinazione dalle avvocate Alessandra Ballerini ed Emanuela Motta, è stata fino ad ora fitta di ostacoli.

A luglio del 2022 la famiglia Paciolla, dopo essersi appellata al Presidente del Consiglio Draghi, ha denunciato in Colombia i due funzionari ONU che pulirono con la candeggina l’appartamento di Mario subito dopo la sua morte, eliminando diversi materiali utili alla ricostruzione del caso, oltre ai quattro agenti della polizia colombiana che consentirono questo gravissimo inquinamento delle prove; alla denuncia è seguita una richiesta di archiviazione.

Pochi mesi dopo, nell’ottobre 2022, è stata emessa da parte della procura di Roma la prima richiesta di archiviazione del caso “per assenza di prove sufficienti”. Un anno dopo il GIP ha respinto tale richiesta, dando la possibilità ai legali di Mario di presentare nuovi elementi, con la motivazione che “ogni ricostruzione presta il fianco a dubbi e a incertezze”. Il 14 giugno 2024, però, è arrivata una nuova richiesta di archiviazione, cui hanno fatto seguito numerose testimonianze di sostegno al collettivo Giustizia per Mario Paciolla, con l’hashtag #noinonarchiviamo. Una svolta nelle indagini potrebbe venire da testimoni che forniscano nuove prove: chiunque sia in possesso di notizie rilevanti in merito alla vicenda e non si senta sicuro nel comunicarle agli inquirenti può accedere alla piattaforma leaks.marioveritas.org e depositare in forma totalmente anonima la propria testimonianza.