STRATI
di Nicola Angrisano
10/07/2023

Realizzato nell’ambito di un laboratorio radiofonico con studenti e studentesse di DPDB – Dalla parte dei bambini – Scuola Internazionale Bilingue e FOQUS, in collaborazione con UnirèRadio e con il contributo di Ascanio Celestini per condividere il dolore e riflettere sulla tragica morte di un ragazzo di 15 anni dei Quartieri Spagnoli. Il coordinamento redazionale e la post produzione sono di Alessandro Ventura e Mario Leonbruno con la partecipazione speciale di Ascanio Celestini.

Un dialogo immaginario. Le voci dei ragazzi dei vicoli di Napoli. L’accento marcato che detta il ritmo, come la regia di un film dell’orrore. Una storia, vera, che non ha un lieto fine, ma che può lasciare traccia se si vince il tempo, la rabbia e perché no, anche la morte. Un podcast, per ricordare e raccontare la breve storia di Ugo Russo che il 29 febbraio del 2020 è morto all’età di 15 anni, ucciso durante una rapina sul lungomare di Napoli da un carabiniere, ora indagato per omicidio volontario.

E la domanda è quasi naturale, tragicamente reale: questa è la fine dei ragazzi dei Quartieri Spagnoli? Questo il futuro che aspetta ai figli di Napoli? Morire uccisi? Finire in galera? Rispondono gli stessi ragazzi che quei vicoli li popolano e che (molte volte) non hanno le stesse opportunità del resto dei loro coetanei che vivono vite più semplici nel resto d’Italia. «Il carabiniere ha fatto bene ad ucciderlo». «Ugo ha meritato di fare questa fine». «È stata autodifesa». «I ragazzi dei quartieri fanno tutti questa fine», rispondono (forse) provocatoriamente. «Perché è difficile empatizzare con chi è così distante da noi».

E Napoli, dice la voce narrante, può essere «incurante e indifferente» anche davanti alla morte di un ragazzo di 15 anni. Ma poi, come quando una crepa inizia a spaccare un vetro, è possibile che da quei frammenti si possa vedere altro.

A parlare è Francesco, il fratello più piccolo di Ugo. «Era protettivo mi mancano le giornate assieme. Le estati al mare a Ischia. Immagini, su, immagini, su immagini. E poi suoni, quelli della strada, delle sirene e l’eco della morte che per un 15enne dovrebbe essere lontano nel tempo e invece si è materializzato troppo presto. Quando è stato ucciso ero a casa e siamo stati avvisati da persone del vicolo» — racconta ancora Francesco —. «Ci aggrappavamo alla speranza che potesse essere solo in gravi condizioni. Scoprimmo che ad ucciderlo fu un carabiniere».

Il lutto interminabile e le prime reazioni. «Mi stupivano i commenti dei cittadini. Avevo rabbia, nessuno ci conosceva e volevano giudicare. Giudicare solo lo sbaglio di Ugo. Ma altri, invece, sono venuti a conoscere il nostro dolore».

E tra loro le associazioni che da sempre, tra mille difficoltà e sacrifici, si occupano dei ragazzi di Napoli.