NAPOLI CONTRO IL GENOCIDIO IN PALESTINA
di Rosa Battaglia
03/10/2025

A parlare non sono solo i numeri della manifestazione che ha visto sfilare il 22 settembre decine di migliaia di persone a Napoli. Il sentire rispetto al genocidio in Palestina è ormai direzionato verso pratiche di partecipazione e impegno civile: ogni giorno si moltiplicano in città presìdi di denuncia e iniziative che sollecitano al boicottaggio verso Israele.

Il 26 settembre, all’aeroporto, decine di attivisti hanno raggiunto il varco dal quale arrivano i viaggiatori israeliani, compresi i soldati dell’Idf che negli ultimi anni hanno visitato la città. “Spesso – spiegano dalla Rete Napoli per la Palestina – si tratta di gruppi direttamente impegnati nel genocidio a Gaza che vengono scortati dalla polizia italiana”. I manifestanti, inneggiando alla Palestina libera, hanno chiesto la fine di ogni accordo e collaborazione tra istituzioni e aziende italiane e lo stato di Israele.

Una decina di giorni prima gli attivisti del Centro Handala Ali e quelli della Rete avevano contestato l’evento “Falafel e democrazia” tenutosi presso l’Hotel Caracciolo, dopo aver cambiato location per le polemiche che avevano portato alla revoca del discusso patrocinio del Comune di Napoli.

L’evento era organizzato dalla Fondazione Rut e da Golem Multimedia – due sigle che hanno forti legami con le istituzioni di Israele; vantava la partecipazione di figure esplicitamente schierate con le sue politiche (come Piero Fassino e David Parenzo) e soprattutto dell’ex primo ministro Olmert, responsabile di pulizie etniche e crimini di guerra, come l’operazione “Piombo Fuso” del 2008.

Gli attivisti hanno ribadito che “Napoli non accetta passerelle sioniste ma è con forza schierata contro il genocidio e per una Palestina libera!”.