LE OMBRE DELLE COMPLICITÀ ENI – ISRAELE
di Nicola Angrisano
24/06/2026

Dopo l’uscita dal progetto offshore a Gaza, persistono legami economici e flussi energetici verso Israele: la campagna di boicottaggio si intensifica

È del 22 marzo la notizia del ritiro di Eni dal progetto di esplorazione nel mare antistante la Striscia di Gaza, per il quale la multinazionale italiana aveva ottenuto licenze dalle autorità israeliane. Una decisione che segna una discontinuità rispetto agli accordi precedentemente sottoscritti e che viene letta come un primo risultato delle campagne di mobilitazione, denuncia e boicottaggio promosse negli ultimi mesi.

Per attivisti e organizzazioni coinvolte nella campagna, tuttavia, questo passo non esaurisce il quadro delle responsabilità della società. Restano infatti relazioni industriali e flussi energetici che continuano ad alimentare accuse di complicità nel sistema economico legato all’occupazione dei Territori Palestinesi.

Tra gli elementi maggiormente contestati vi è l’accordo societario della filiale britannica di Eni con Ithaca Energy, società controllata al 50,5% dalla Delek Group.

Quest’ultima è stata inserita nella blacklist dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani per il coinvolgimento in attività economiche legate alle colonie israeliane nei territori occupati. Delek opera inoltre nel settore energetico israeliano e, attraverso società controllate, gestisce infrastrutture commerciali nelle colonie della Cisgiordania e di Gerusalemme Est.

A ciò si aggiungono le segnalazioni relative a spedizioni di greggio proveniente dal Centro Olio in Val d’Agri e partite dal terminal Eni di Taranto verso Israele. Secondo un report di Oil Change International, le forniture ammonterebbero a circa 30.000 tonnellate. Un flusso energetico che le organizzazioni promotrici della campagna definiscono una forma di complicità materiale. La vicenda si inserisce in un contesto giuridico internazionale sempre più rilevante.

La Corte Internazionale di Giustizia, nel pronunciamento del 19 luglio 2024, ha richiamato l’obbligo di non prestare aiuto o assistenza al mantenimento della presenza israeliana ritenuta illegale nei Territori Palestinesi Occupati. Su queste basi prosegue la campagna di boicottaggio sostenuta da BDS Italia, Extinction Rebellion e Ultima Generazione. L’obiettivo dichiarato è ottenere un disimpegno completo e verificabile da tutte le attività che contribuiscono, direttamente o indirettamente, al mantenimento del sistema di occupazione.

Per i promotori della campagna, il ritiro dalle licenze nel mare di Gaza rappresenta dunque una vittoria parziale ma non conclusiva. Finché permarranno relazioni societarie e flussi commerciali riconducibili al sistema economico dell’occupazione, il boicottaggio continuerà a essere utilizzato come strumento di pressione nei confronti della della multinazionale italiana.