10/07/2023
“Sono sempre gli stessi quelli per i quali uno sbaglio significa la morte” scriveva sui propri social Mike Maignan, portiere francese del Milan di origini haitiane davanti alla notizia dell’esecuzione di Nahel. Da Parigi a Marsiglia pensano la stessa cosa i giovanissimi che hanno incendiato le notti di Francia. “Sempre gli stessi” sono loro, francesi di seconda e terza generazione provenienti dalle ex colonie, confinati nelle periferie, abituati ad essere considerati con sospetto e aggressività che troppo spesso sfociano in violenza delle forze dell’ordine.
Lo pensa però anche parte della Francia bianca e autoctona. Certo non le squadracce dell’estrema destra, ma tante e tanti che denunciano un problema di omertà e impunità se il responsabile di un omicidio veste la divisa. Questo meccanismo non riguarda solo la Italia, dove la reazione giovanile passa la colpevolizzazione della vittima, la volontà di voler “giustificare” il colpo mortale. Così il percorso per verità e giustizia diventa più complicato o impossibile come dimostra una lunga sequenza di casi da Carlo Giuliani a Davide Bifolco. Il processo per l’omicidio di Ugo Russo ci dirà se anche questa volta.
