10/07/2026
I comitati contestano l’amministrazione Manfredi: la trasformazione di ABC in S.p.A. non è un obbligo giuridico, ma una scelta politica sul futuro dell’acqua pubblica
A Napoli torna al centro del dibattito il futuro di ABC, l’azienda speciale che gestisce il servizio idrico cittadino e che da anni rappresenta uno dei principali esempi italiani di gestione pubblica dell’acqua dopo il referendum del 2011. Nei giorni scorsi, davanti alla sede del Consiglio comunale, si sono susseguiti presìdi e iniziative promosse dai comitati per l’acqua pubblica, contrari all’ipotesi di trasformazione di ABC in società per azioni. La contestazione chiama direttamente in causa il Sindaco e l’amministrazione comunale, indicati dai movimenti come i principali responsabili di un cambio di rotta rispetto all’esperienza nata dopo il referendum del 2011. Al centro della contestazione c’è la possibilità che l’attuale modello di azienda speciale venga superato in favore di una forma societaria, anche se formalmente a capitale interamente pubblico. Secondo i comitati, questo passaggio segnerebbe una rottura profonda con l’esperienza nata a Napoli dopo la stagione referendaria. ABC non è infatti una semplice forma amministrativa: è stata costruita come strumento di gestione diretta, pubblica e non orientata al profitto, in coerenza con l’idea dell’acqua come bene comune. La trasformazione in S.p.A. viene presentata da una parte del dibattito istituzionale come una scelta obbligata. È proprio questo il punto contestato dai movimenti e da alcuni giuristi. Un parere firmato dal costituzionalista Alberto Lucarelli e da Andrea Eugenio Chiappetta sostiene infatti che la proroga dell’affidamento ad ABC Napoli sia giuridicamente possibile, purché motivata e fondata su ragioni di interesse pubblico, continuità del servizio e controllo democratico. La questione, dunque, non riguarda soltanto la forma giuridica del gestore, ma l’indirizzo politico scelto dal Comune.
Per i comitati, il punto è proprio questo: la trasformazione in S.p.A. non sarebbe un passaggio imposto dalla legge, ma una decisione politica assunta dall’amministrazione Manfredi. Mantenere l’azienda speciale significa rivendicare un modello pubblico e non lucrativo; trasformarla in società per azioni significa invece avvicinare il servizio a logiche societarie, con il rischio — denunciato dai comitati — di aprire nel tempo spazi alla privatizzazione o alla finanziarizzazione del servizio.
Il confronto si allarga anche alla dimensione regionale. Per i movimenti, ABC non dovrebbe essere considerata un’anomalia da superare, ma un possibile modello da estendere alla gestione del servizio idrico in Campania.
In questo senso viene chiamato in causa anche il nuovo assetto politico regionale, a partire dalla posizione del presidente Roberto Fico, che in campagna elettorale aveva sostenuto la ripubblicizzazione della grande adduzione.
La battaglia sull’acqua pubblica si colloca inoltre dentro un contesto più ampio: crisi climatica, scarsità crescente delle risorse idriche, aumento dei conflitti sulla gestione dei beni essenziali. Per questo, per i comitati, difendere ABC significa difendere non solo una struttura amministrativa, ma un principio: l’acqua non può essere trattata come una merce.
La mobilitazione prosegue con l’obiettivo di impedire che la decisione venga assunta senza un confronto pubblico.
La posta in gioco è il futuro di un’esperienza che Napoli ha rivendicato per anni come simbolo della gestione democratica dei beni comuni.
