LA SORTE DEI CAPITANI TRA LO SBARCO E I CPR
di Loretta Cocci
24/11/2023

Il naufragio di Cutro ha messo in luce le gravi responsabilità delle politiche italiane ed europee di controllo delle frontiere. Il decreto varato dal nostro Governo subito dopo questa strage ha però ribadito senza esitazioni tali politiche: sono state limitate le forme di protezione dell’Italia ai cittadini stranieri, si è previsto un potenziamento dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) e sono state inasprite le pene per i cosiddetti “scafisti”, accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, rendendo di fatto impossibile per loro il ricorso a misure di esecuzione della pena alternative alla detenzione. Le condizioni di vita in carcere dei capitani sono particolarmente difficili, anche a causa della mancanza di una rete sociale di sostegno: si registra ad esempio un impiego improprio dell’isolamento, talvolta utilizzato per sopperire a gravi carenze dell’assistenza sanitaria. Dopo la scarcerazione, se non sono immediatamente rimpatriati i capitani passano molto spesso alla detenzione amministrativa nei CPR, perché privi di documenti o perché considerati socialmente pericolosi: qui sono sottoposti a trattamenti arbitrari, senza alcuna garanzia circa la propria sorte.