LA SCUOLA SPOSA LA GUERRA
di Nicola Angrisano
07/05/2026

Il 7 maggio non è solo uno sciopero. È una presa di parola collettiva di studenti e docenti contro l’ingresso dei privati nelle aule

Studenti e studentesse scendono in piazza il 7 maggio insieme a lavoratori e lavoratrici della scuola, in tutta Italia, per opporsi a un modello che sta trasformando l’istruzione pubblica in qualcosa di radicalmente diverso da ciò che dovrebbe essere: non più luogo di emancipazione, ma dispositivo piegato alle logiche del mercato e, oggi, anche della guerra.
La militarizzazione della scuola non è uno slogan. È un processo concreto: passa dalle ipotesi di leva obbligatoria, attraversa la riforma degli istituti tecnico-professionali e si consolida nella consegna della formazione delle classi popolari alle imprese. La scuola smette di essere spazio pubblico e diventa filiera produttiva.
Ridurre l’istruzione a fabbrica di “capitale umano” significa formare forza lavoro, non coscienze. Addestrare, non educare. In questo quadro, la Formazione Scuola-Lavoro appare sempre più come sfruttamento mascherato da esperienza formativa, già costato la vita a troppi studenti e studentesse.
Intanto scuole e università aprono alle aziende belliche. Non è neutrale: orienta saperi e immaginari verso la guerra.
Il rifiuto è netto. Non contro una sola riforma, ma contro una direzione. Una precisa idea di società.