IL SETTIMO ANNO
di Loretta Cocci
10/07/2026

Il 15 luglio iniziativa all’Asilo Filangieri per ricordare il giovane cooperante morto in Colombia sei anni fa

Il 15 luglio a partire dalle 18.00 all’Asilo Filangieri una serata di incontri, proiezioni e musica darà ancora una volta voce a quanti non hanno mai creduto all’ipotesi del suicidio in merito alla vicenda di Mario Paciolla, il giovane operatore di pace tro- vato senza vita il 15 luglio del 2020 nella sua abitazione di San Vicente del Caguán in Colombia, dove era impegnato in una missione dell’ONU.

Nel corso di questi anni il collettivo “Verità per Mario Paciolla” – il cui cuore pulsante sono i genitori di Mario, Anna Motta e Pino Paciolla – ha affiancato alla battaglia legale una serie ine- sauribile di incontri, conferenze, documentari, interviste, manifestazioni. Sul suo cammino ha incontrato il sostegno di un composito arcipelago di collettivi, associazioni, sindacati di giornalisti, consapevoli della valenza politica di questo percor- so, che appare strettamente connesso a molte vertenze per la libertà di espressione e di informazione e non può certo essere derubricato a una questione privata.

Nemmeno la sconcertante notizia della seconda richiesta di archiviazione del caso da parte della Procura di Roma, arrivata a giugno dell’anno scorso, ha posto un freno a queste attività, anzi. Ne è un esempio tra tanti la Summer school di orientamento verso le professioni della pace “Mario Paciolla” dell’Università l’Orientale, nata nell’ambito del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, che ha visto la sua prima edizione nell’ottobre del 2025. A questo fermento fa da sinistro contraltare il silenzio delle istituzioni, e soprattutto dei funzionari dell’ONU che coordinavano il progetto per cui Mario lavorava, che hanno fin da subito e senza esitazioni sostenuto l’idea del suicidio. Mai una volta, fin dal momento in cui il corpo di Mario fu riportato in Italia accompagnato solo da un laconico biglietto ciclostilato, i rappresentanti dell’Organizzazione hanno cercato un confronto con la famiglia Paciolla e con i suoi sostenitori e consulenti legali. Sui gravi sospetti di inquinamento delle prove che gravano su Christian Thompson, il responsabile per la sicurezza della missione ONU che per primo entrò nella casa di Mario, non si è mai indagato in modo trasparente; alla comunicazione dell’avvio di un’inchiesta interna all’ONU non ha fatto seguito in questi anni nessun aggiornamento.
Una barriera di omissioni, silenzio e insabbiamenti di fronte alla quale è sempre più necessario reclamare la ricerca della verità, oltre ogni archiviazione.