IL PROBLEMA NON È LA CADUTA MA L’ATTERRAGGIO
di Nicoletta Griannosa
10/07/2023

La battuta fulminante sul problema di un uomo che cade da cinquanta piani apre uno dei film più visionari degli anni ’90: L’Odio di M. Kassovitz, che prese spunto dall’uccisione di un ragazzo delle banlieue da parte della polizia. È una storia di tre ragazzi che si confrontano con la discriminazione e il razzismo. La caduta non sarà solo quella di un uomo, ma di un’intera società.

L’Italia stava assuefacendo proprio in quegli anni i frutti avvelenati della xenofobia seminata dal leghismo di matrice nordista, mentre il meridionalismo razzismo anti-meridionale. Che a Napoli che ha diritto di tribuna ha sempre riversato sulla città di sotto, con un’aggiunta di diffidenza e di classismo. Così dopo l’assassinio di Davide Bifolco i reporter delle tv nazionali raccontavano il safari “nei quartieri che non usano il casco” piuttosto che la dinamica dell’omicidio da parte di un carabiniere. E davanti al murales che chiedeva verità e giustizia per Ugo Russo, 15 anni, importante figura istituzionale della città ironizzavano sulla mancata medaglia per “l’inventiva carriera di camorrista a rapinatore” stroncata da tre colpi di pistola.