I CARNEVALI SOCIALI NON SI TOCCANO
di N.A.
29/01/2026

A Napoli il Carnevale sociale è una pratica radicata da decenni, nata e cresciuta nei quartieri popolari, a partire dall’esperienza storica del Gridas a Scampia. Ogni anno coinvolge migliaia di persone, adulti e bambini, in un processo collettivo che attraversa laboratori, costruzione dei carri, maschere, travestimenti e cortei. Un carnevale diffuso, autogestito, indipendente, che si muove fuori dai circuiti istituzionali e commerciali, mantenendo una dimensione popolare e comunitaria. Negli anni, però, il percorso dei carnevali sociali ha incontrato ostacoli sempre più frequenti. Dalle intimidazioni delle forze dell’ordine ai cavilli burocratici utilizzati da alcune municipalità, fino a una gestione ambigua da parte dell’amministrazione cittadina. Da un lato il Comune investe risorse crescenti nel carnevale istituzionale, pensato come animazione turistica e prodotto di consumo; dall’altro tenta di ricondurre sotto il proprio cappello anche le esperienze di quartiere, cherestano invece autonome e autofinanziate. I carnevali sociali ribadiscono alcuni punti fermi: il fuoco nel centro storico verrà acceso anche quest’anno; nessuno dovrà pagare per sfilare nei quartieri; i carnevali sociali non hanno nulla a che fare con il carnevale sovvenzionato dal Comune. Difendere questa pratica significa opporsi alla mercificazione degli spazi e delle relazioni, contrastare l’espropriazione dell’identità cittadina e rivendicare il diritto a una festa libera, collettiva e autogestita. Una tradizione viva che continua a sottrarsi alle logiche del consumo.