11/10/2026
Dalla chiusura della fabbrica, Bagnoli attende il risarcimento per un secolo di inquinamento industriale e devastazione ambientale: un bosco dove c’erano gli impianti, spiaggia pubblica, mare pulito. Una serie di vincoli ambientali, varianti urbanistiche e lotte territoriali avevano imposto quest’idea di sviluppo sostenibile basata sulla restituzione del territorio agli abitanti.
Quello che si sta consumando a Bagnoli somiglia a un furto con destrezza. Non il furto di chi usa la forza, ma quello di chi ricorre ad abilità e artifici per impossessarsi di ciò che non gli appartiene. Oggetto di questo furto è la costruzione collettiva di un paesaggio desiderato: un orizzonte pubblico che, nel tempo, si era fatto legge, pianificazione e tutela.
Questo furto viene realizzato con tre artifici: la cancellazione della legge che imponeva il ripristino della linea di costa e la rimozione della colmata; la candidatura di Napoli a ospitare l’America’s Cup, con un processo decisionale che gli stessi protagonisti hanno definito “più segreto del Conclave”; la narrazione di opere “finto-provvisorie”, utilizzata per giustificare procedure eccezionali ed eliminare il confronto pubblico.
Ma il bottino non è soltanto la costa: è l’identità stessa del luogo. Nomen omen, dicevano i latini: nel nome è scritto il destino. Bagnoli viene da Balneolum, sta per “luogo dei bagni”. Per secoli questo luogo ha custodito nel suo nome il rapporto con il mare, e in anni più recenti ci hanno detto che la bonifica gli avrebbe restituito quel significato. Oggi, invece, il progetto è un altro: un porto attraversato dalle barche dei ricchi, mentre le persone normali saranno escluse da qualsiasi fruizione delle risorse naturali. Bagnoli non sarà più il luogo dei bagni: diventerà Panphilum, luogo dei panfili, grazie a un furto che non sottrae solo un bene, ma a un luogo la sua identità.
Le mobilitazioni però continuano: la Coppa non è un evento sportivo, ma un grimaldello per la modifica coatta di piani di rigenerazione condivisi. Come tale, tutti abbiamo il dovere di considerarla.
