FUNERALE DELL’ ARTE DI STRADA
di Enrico Caruso
30/04/2026

Tra sanzioni, divieti e abbandono degli spazi pubblici, l’arte di strada viene espulsa dalla città

A Napoli l’arte di strada non è mai stata un rumore di fondo né un intrattenimento da movida, ma un patrimonio vivo che ha contribuito in modo decisivo alla rinascita della città. Oggi questo patrimonio è ferito: gli artisti si ritrovano schiacciati tra sanzioni sproporzionate, indifferenza istituzionale e un degrado urbano che invade proprio i luoghi dove l’arte dovrebbe respirare.

I musicisti sono diventati il bersaglio privile- giato di controlli e multe pesanti, come se la loro presenza fosse un problema e non un valore. Gli artisti visivi, le statue umane, i gio- colieri non vengono ostacolati dalle autorità, ma sono costretti a lavorare in mezzo a vendi- tori e questuanti insistenti e a un bazar di merce contraffatta che si smonta e rimonta a ogni controllo, soffocando ogni forma di espressione culturale.

A questa situazione si aggiunge la confusione tra arte di strada e movida notturna: per alcuni amministratori un violinista nel pomeriggio e un locale aperto fino a notte fonda sembrano equivalenti. Questa sovrapposizione ha creato un clima di sospetto verso chi lavora nello spazio pubblico con strumenti, colori e voce, e non con alcol, casse acustiche e caos. Gli artisti riconoscono che in passato il regolamento è stato talvolta mal interpretato e applicato, generando squilibri in alcune strade del centro storico. Da questo processo è nato un impianto normativo che di fatto ha bandito i musicisti dalla strada, cancellando con un tratto di penna una tradizione profondamente napoletana, senza distinguere tra chi crea valore e chi genera disturbo.

È in questo vuoto che nasce il Funerale dell’Arte di Strada: un rito simbolico e civile per raccontare ciò che Napoli sta perdendo e ciò che potrebbe ancora rinascere.
Gli artisti chiedono soltanto di poter lavorare dignitosamente, contribuendo alla bellezza e all’identità della città.