COLONI DEL MARE
di Nicola Angrisano
01/05/2026

Tra espansione portuale, turismo crocieristico e trasporto di materiali bellici, MSC incide sui nostri territori e ridefinisce il ruolo di Napoli nelle reti globali

MSC (Mediterranean Shipping Company), sponsor dell’America’s Cup e della SSC Napoli, è oggi uno dei principali attori dello shipping globale. Fondata da Gianluigi Aponte, di origini sorrentine, la compagnia occupa una posizione centrale nelle catene logistiche che regolano il commercio internazionale e contribuisce a orientare lo sviluppo di infrastrutture portuali e corridoi di trasporto, spesso sostenuti da fondi pubblici.

 

A Napoli, come altrove, questo modello si traduce nell’espansione di porti e piattaforme logistiche, con effetti diretti sui territori. L’ampliamento del porto a San Giovanni a Teduccio, finalizzato a duplicare il volume dei flussi, sottrae progressivamente costa e aria pulita alla città.

 

Il settore crocieristico — di cui MSC Crociere è protagonista — ha un impatto enorme: le navi riversano flussi continui di turismo “mordi e fuggi” che trasformano i luoghi a misura di chi li consuma. I motori restano accesi durante tutta la sosta in porto, sprigionando sostanze nocive per l’ambiente e la salute. MSC Crociere è infatti tra le compagnie più inquinanti d’Europa: la sua flotta rilascia in un anno una quantità di emissioni paragonabile a quella di tutte le auto in circolazione nel continente.

 

Negli ultimi anni, mobilitazioni di lavoratori portuali e attivisti hanno denunciato il coinvolgimento delle reti logistiche globali nel trasporto di materiale bellico: navi cargo MSC sono state bloccate in vari porti europei perché trasportavano armi o materiali dual use diretti verso Israele. Durante la pandemia, i traghetti GNV (Grandi Navi Veloci), controllati dal gruppo MSC, sono stati utilizzati come “navi quarantena” per trattenere migranti, mentre operavano su tratte tra le più inquinanti d’Europa, come la Napoli–Palermo.

 

MSC non è solo un operatore economico, ma un’infrastruttura strategica di un sistema che intreccia commercio, mobilità e politica, incidendo direttamente sulla forma delle città e sulla gestione dei flussi globali. In questo quadro, il legame con grandi eventi e operazioni di immagine — come l’America’s Cup — pone una questione difficilmente eludibile: quella del washing reputazionale. Napoli, in questo senso, non è solo scenario ma strumento, una vetrina attraverso cui rendere accettabile ciò che alimenta guerra, produce devastazione dei territori e trasforma profondamente le città e chi le vive.