10/07/2023
Nella notte tra il 29 febbraio e l’1 marzo 2020 Ugo Russo, un ragazzo di 15 anni dei quartieri spagnoli di Napoli, è ucciso da un carabiniere fuori servizio. Un lungo lavoro di indagine durato tre anni ha portato al rinvio a giudizio con il capo di imputazione di omicidio volontario.
Da quanto emerso finora Ugo è raggiunto da due colpi esplosi dal carabiniere al quale stava cercando di portare via un orologio con una pistola finta. Il terzo proiettile, quello mortale, alla nuca, mentre cercava di fuggire già ferito.
La famiglia di Ugo Russo non ha mai smesso di lottare e di chiedere che si facesse luce su quanto accaduto quella notte, sostenuta dal comitato “Verità e Giustizia”: “il nostro principio è che la verità e la giustizia valgono per tutte e tutti, anche quando chi spara nella vita veste una divisa, perché questa è una garanzia di democrazia e diritti”, afferma il comitato – “se è certo Ugo Russo quella notte fu esercitata una pena di morte senza processo è importante emerga fino in fondo”.
La vicenda di Ugo ci deve fare interrogare sul futuro riservato a ragazzi e ragazze troppo facilmente “pre-giudicati” dalla società prima ancora che dai tribunali. Marchiati per il fatto di provenire da quartieri considerati “difficili” e a cui troppo spesso viene negata qualsiasi possibilità di realizzazione.
