BOICOTTARE TEVA SALVARE GAZA
di Nicola Angrisano
03/10/2025

Teva non è oggetto di boicottaggio perché israeliana: il BDS valuta la complicità, non l’appartenenza. È boicottata perché trae profitti illeciti dal mercato vincolato imposto dall’occupazione, che la rende monopolista mentre soffoca ogni possibilità di sviluppo e autodeterminazione palestinese, sia in campo farmaceutico che in altri settori. È inoltre coinvolta nella mattanza a Gaza con forniture e incessanti campagne di immagine a favore dell’esercito e di Israele. Né il suo profilo etico migliora altrove: la UE l’ha multata per 462 milioni di euro per concorrenza sleale e abuso di posizione dominante. Per colpire corde sensibili in Italia si è sostenuto che il boicottaggio comprometterebbe il diritto alle cure e l’accesso a farmaci indispensabili e insostituibili. Nulla di più falso: Teva fonda il suo core business sui generici, quindi per definizione sostituibili. E per il limitatissimo range di farmaci non boicottabili, le farmacie sono obbligate a garantirne la disponibilità, decidendo in autonomia per gli altri. Tutti i colonialismi e i genocidi hanno prodotto narrazioni suprematiste simili. Quanto agli stabilimenti italiani e ai posti di lavoro, davvero in nome dell’occupazione si può abdicare a ogni principio etico? È un argomento ricorrente, ma infondato: anche nella campagna contro Carrefour si agitava lo stesso spauracchio; oggi Carrefour lascia l’Italia e lo spazio sarà colmato da altre aziende, auspicabilmente più etiche, capaci di riassorbire i dipendenti.