29/01/2026
A Napoli, come in molte altre città italiane, la repressione torna a bussare alla porta degli spazi sociali
Officina 99, storico centro sociale autogestito, è oggi sotto minaccia di sgombero.
Non si tratta di un episodio isolato né di un semplice passaggio amministrativo, ma di un tassello coerente di una strategia politica che negli ultimi anni ha assunto contorni sempre più evidenti.
Il governo Meloni ha fatto della “tolleranza zero” un dispositivo permanente contro movimenti, collettivi e forme di autorganizzazione sociale. Dopo gli sgomberi del Leoncavallo a Milano e di Askatasuna a Torino, la pressione repressiva si estende a macchia d’olio su spazi occupati e autogestiti in tutto il Paese. Una stretta che si inserisce in un contesto più ampio, segnato dalla criminalizzazione delle mobilitazioni contro la guerra e dalla repressione del movimento internazionale di solidarietà con il popolo palestinese.
Da decenni, gli spazi sociali sono presìdi di mutualismo e cura: doposcuola popolari, palestre accessibili, mense e ambulatori autogestiti. Sono laboratori culturali e politici, capaci di costruire risposte collettive alla precarietà, alla disoccupazione, alla privatizzazione dei beni comuni, all’emergenza ambientale e sociale.
Oggi tutto questo viene ridotto a una questione di ordine pubblico. L’obiettivo politico è funzionale a uno stato di emergenza permanente, utile a oscurare i nodi reali del Paese: sanità, casa, scuola, lavoro, reddito, ambiente.
Mentre l’Italia si allinea alle strategie belliche di UE e NATO e sostiene un’economia di guerra, si rafforzano gli strumenti repressivi interni: dalla militarizzazione delle piazze al Decreto Anti-Rave, dalle “Zone Rosse” alla legge 80/2025. Guerra all’esterno e compressione dei diritti all’interno avanzano insieme.
Ma la repressione non spegne i conflitti, li trasforma. La minaccia di sgombero di Officina 99 diventa così un detonatore per rilanciare una nuova stagione di lotte: per l’autogestione, per il diritto alla città, per la difesa dei diritti fondamentali. Napoli è chiamata a scegliere. Contro la guerra, contro la repressione, resta una forza che non si lascia sgomberare: l’amore che resiste.
